CRISTOFORO COLOMBO E MARCO POLO

 un luogo che non è luogo, dove il tempo si piega su se stesso, due uomini si incontrano: uno viene da Venezia, l’altro da Genova. Uno tornò dall’Oriente con la seta e le spezie; l’altro cercò l’Oriente e trovò, senza saperlo, un mondo nuovo.

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Marco Polo: Strano incontro, questo. Il vostro accento mi ricorda Genova, ma i vostri occhi guardano oltre l’orizzonte come pochi genovesi sanno fare.

Cristoforo Colombo: E voi, messere, portate ancora addosso la polvere delle piste di Catai (Cina del Nord). Vi conosco: siete l’uomo che raccontò meraviglie tali che nessuno vi credette, nemmeno in punto di morte.

Marco Polo:(ride) “Non ho raccontato nemmeno la metà di ciò che ho visto.” Questo dissi, ed era vero. Ma ditemi, Colombo — ho sentito che il mio libro vi accompagnò nei vostri viaggi. È vero che lo portavate con voi, pieno di annotazioni a margine?

Cristoforo Colombo: Verissimo. Le vostre pagine su Cipango( antico nome del Giappone) sull’oro dei suoi tetti, sulle isole disseminate come perle nel mare d’Oriente — quelle pagine accesero in me un fuoco che non si è mai spento. Cercavo Catai, cercavo le vostre terre, messer Polo. Navigando a ponente, credevo di raggiungere a oriente.

Marco Polo: E cosa trovaste, invece?

Cristoforo Colombo:(un’ombra attraversa il suo volto) Un mondo che non era nei vostri racconti. Terre senza nome, popoli che non parlavano di Gran Khan né di palazzi dorati. Per anni ho creduto — ho voluto credere — che fossero le Indie, che Cipango fosse dietro la prossima isola. Sono morto convinto di questo, o quasi.

Marco Polo: Vi capisco più di quanto immaginiate. Anch’io tornai a Venezia con verità che nessuno volle accogliere. Mi chiamavano “Marco Milione”, pensando che ogni mia parola fosse esagerazione, favola da cantastorie.

Cristoforo Colombo: Eppure la storia vi ha reso giustizia.

Marco Polo: Tardi, come sempre accade. E a voi, Colombo? La storia vi ha reso giustizia?

Cristoforo Colombo:(silenzio lungo) Questo è l’enigma che mi tormenta anche qui, fuori dal tempo. Cercavo una via per l’Oriente che già conoscevate, e trovai invece un mondo che nessuno conosceva. Volevo essere l’uomo che completava la vostra mappa, e invece ne ho disegnata una tutta nuova, senza saperlo, senza volerlo.

Marco Polo: Forse è questo il destino di chi parte: non trovare mai ciò che cerca, ma qualcosa che nessuno aveva immaginato di cercare.

Cristoforo Colombo: Voi partiste per il commercio e tornaste con storie. Io partii per le storie — le vostre — e tornai con un continente.

Marco Polo: E allora forse non siamo poi così diversi, messer Colombo. Entrambi cercatori di un Oriente che, in fondo, esisteva solo nella nostra immaginazione. Voi lo chiamaste Indie. Io lo chiamai Catai. La verità, forse, sta sempre un poco più in là di dove crediamo di posarla.

Cristoforo Colombo:(sorridendo per la prima volta) Ai naviganti, dunque. A chi parte sapendo di non sapere, e proprio per questo trova.

Marco Polo: Ai naviganti. E alle mappe che disegniamo sbagliando, ma che qualcun altro, un giorno, saprà correggere.

I due si dissolvono lentamente, come due rotte marittime che si incrociano su una carta antica — destinati a non incontrarsi mai nella storia, ma uniti per sempre dal medesimo sogno: l’Oriente che non c’era, e il mondo che, cercandolo, hanno contribuito a disegnare.


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