“Per molti sembra impossibile da credere, ma un’esistenza comune vocata al Bene e fondata su un pensiero retto e deciso, può incidere così potentemente sugli eventi da risultare fondamentale nei momenti più critici ed oscuri di ogni epoca, anche quelle lontane dalla propria. A tal proposito, fra le molte personalità che hanno contribuito sia all’arricchimento che al mantenimento della memoria cosmica, spicca il nome, o meglio ,l’acronimo,di JM, il Noto Sconosciuto.
Di quest’uomo misterioso, seppur ogni dato anagrafico sia andato perduto , si conoscono molte sue vicende personali perché negli ultimi anni della sua esistenza terrena decise di scrivere nero su bianco la storia della sua vita; pubblicata interamente solo dopo la sua dipartita col titolo de “Le Memorie” :opera cardine imprescindibile della breve esposizione che seguirà.
Tuttavia ,ciò che lo ha consacrato alla fama Universale è il suo celebre ELOGIO ALLA VITA: uno scritto molto breve originariamente redatto in latino col titolo di LAUDATIO VITAE, riconosciuto da molti come una pietra miliare delle opere che compongono la Storia dei Mondi e delle Cronache Universali. Essa fu attentamente pensata dal Noto Sconosciuto ,affinché tale lavoro potesse essere adoperato sia per affiancare che per valorizzare tre sigilli di eccezionale importanza: quello del Regno, del Pensiero e del Potere.(nel corso del racconto si capirà come egli ne venne in possesso).
Ciononostante,la sua preziosità si palesò vigorosamente solo nei tempi bui dell’EPOCALE RIVELAZIONE: un periodo molto critico per la specie umana ,in cui l’assenza di qualsiasi limite fu ritenuto un pregio impagabile e dove le guerre furono incentivate dai potenti e pericolosamente sottovalutate da molti popoli,ossia dalla gente che conta.
Detto ciò ,come ora si può ben intuire, quello che leggerete è un breve resoconto che delinea in modo esaustivo l’esistenza di un grande uomo, il cui nome rimarrà per sempre celato nella profonda oscurità del Creato. In questa sede (per motivi si spazio) si ometteranno diversi dettagli, ma al contempo si porrà l’accento sugli eventi fondamentali che hanno forgiato l’essenza più intima di JM: persona artefice d’una vita comune, che grazie alla Consapevolezza di sé ed alla Comprensione della Realtà ,riuscì a renderla straordinaria nella sua normale semplicità, risultando talvolta cruciale per i destini di molti posteri.”
PREMESSA:NELL’ESPOSIZIONE ,PER MOTIVI DI SCORREVOLEZZA ,L’ACRONIMO DI JM SARÀ SOSTITUITO CON IL NOME DI FANTASIA DI JOHN MACKLEMORE.
JM o meglio, John Macklemore, nacque su un pianeta conosciuto come “la Biglia Blu del Sistema Solare”, in un luogo chiamato Belapese. La sua famiglia fu benestante e ciò gli permise di avere sia un’infanzia che un’adolescenza molto tranquille e segnate da piacevoli ricordi. Visse prevalentemente in due grandi città dell’epoca: Mediolanum e Berghem.
La prima fu un importante centro di commerci e di mode, resa ancora più celebre da una statua d’oro raffigurante un’importante Regina posta sulla sommità del Duomo,l’antica cattedrale cittadina.
La seconda ,invece , era anche chiamata Città dei Mille e fu un importante borgo ,ricco di tradizioni e circondato da alte mura; queste ultime furono un retaggio storico che ricordava l’antico dominio dell’impero della Serenissima, le terre dell’Acqua Alta.
Passarono gli anni e John divenne un giovane adulto ,serio ed umile ,anche se un po’ rigido negli atteggiamenti, che si distinse fra i suoi coetanei per le sue buone capacità oratorie e linguistiche. Queste sue qualità lo portarono ad avere un animo accorto e sempre alla ricerca di nuove avventure; tanto che già a partire dai sui ventitré anni iniziò a girare il mondo: alcune volte stanziandosi anche per un periodo di tempo piuttosto lungo nella stessa località. Da quanto si evince dalle sue parole ,sappiamo che intorno al suo venticinquesimo anno si stabilì nella Città del Vento: una bella località situata nella regione dei Grandi Laghi, l’epicentro culturale del grande stato del Nord- America. In quest’area del pianeta, egli s’impegnò ,da autodidatta, nell’affinare la Cultura della Terra e del Cielo (nobile Arte pratico-esoterica) ,ed incominciò anche a svolgere l’attività di macellaio: lavoro al quale dedicherà la maggior parte della sua esistenza terrena.
Con l’andare dei giorni il tempo trascorse inesorabilmente, e poco dopo aver superato il trentesimo anno d’età ,John decise di trasferirsi nelle terre degli antichi imperi euro-asiatici (a Nord dell’Australasia). Le motivazioni che lo portarono a stanziarsi in questa parte di mondo non sono state chiarite nell’autobiografia ,ma sappiamo con certezza che in questi anni affinò molto abilmente le conoscenze personali e lavorative, divenendo allo stesso tempo abile macellaio e fine uomo di Conoscenza. Inoltre questo fu anche un periodo sentimentalmente felice per lui perché conobbe e sposò la donna della sua vita: Mary-Anne.
Nell’autobiografia è sempre citata con affetto e romanticismo, e da ciò si comprende che egli l’amò molto. Anche se non è ben specificato , si pensa che i due si conobbero nell’Impero del Drago, un grande dominio delimitato da mari, monti ed alte mura; ma si sa con certezza che essi si unirono nel sacro vincolo del matrimonio nella mistica terra di Bhārat, nei pressi del fiume di Benares. Qui nacquero i loro figli ,due maschi ed una femmina: essi crebbero sani e forti, circondati dalle storie del Kurukshetra e degli antichi Dei ,senza particolari inconvenienti (escludendo i soliti piccoli e grandi fastidi della vita ordinaria).
Tuttavia ,con l’avanzare dell’età, John incominciò a percepire nostalgia della sua terra natale e nel giro di poco tempo lo comunicò alla famiglia. All’inizio tutti furono restii nel cambiare la propria vita così radicalmente ; e ciò lo portò a dibattere diverse volte con l’amata moglie su questo tema ,ma alla fine riuscì a convincere sia lei che i figli e ,finalmente ,alla rispettabile età di sessantanove anni ritornò nel Belpaese. Questa parte della sua vita è la meglio descritta ne “le Memorie” e proprio nella sua madre patria si affina in maniera superlativa la sua attività da scrittore: qualità artefice della sua futura fama.
Molti sono gli eventi raccontati dal Noto Sconosciuto di questa parte di esistenza ma in sostanza lo si può riassumere sottolineando in primo luogo che lui e tutti i membri famigliari(intanto divenuti sia adulti che genitori) non vissero mai in grandi centri abitati durante la lunga permanenza nel futuro Regno dei Mondi. Infatti essi risiedettero prevalentemente in due piccole cittadine: Cavriat e Tritium.
Questi luoghi sono descritti come posti tranquilli e ricchi di storia; entrambi affacciate sulle sponde di un grande fiume (presumibilmente chiamato Adda) e connessi fra loro da un ponte imponente ma poco decorato ed appariscente.
Eppure, anche se per ora non si è mai evidenziato, anche la vita di John fu costellata da spiacevoli imprevisti e grandi tragedie: la più grande e dolorosa(nonché l’unica specificata in questa breve introduzione), riguarda la morte di Mary-Anne. Ella morì d’una strana malattia che in quel tempo fu chiamata peste bianca e fu sepolta nel mausoleo di Crespiun: piccolo villaggio confinante con Cavriat e ritenuto un Patrimonio Umano dal Valore Universale.
Tale evento lo abbatté nella profondità dell’anima, tanto che decise di abbandonare lo “storico “lavoro di macellaio per dedicarsi interamente alla riflessione delle Cose dell’Esistenza.
Col passare dei giorni questa tragedia fece maturare in John una profondità di pensiero che lo allontanò definitivamente dai ragionamenti di basso rango e strettamente connessi con la sola dimensione materiale; ed anche se da questo durissimo colpo non si riprese mai del tutto, il mutamento che stava avvenendo dentro di lui lo motivò per varie ragioni (tutte descritte dal protagonista di questa relazione) a scrivere le sue celebri Memorie. L’inizio della stesura incominciò quando ebbe ottantuno anni.
Quest’opera è molto importante perché alcune pagine sono diventate memorabili e di elevatissimo interesse culturale. Probabilmente una delle più stimolanti è quella che descrive l’evento che gli cambiò definitivamente la vita in tardissima età, cioè intorno agli ottantacinque anni: un incontro straordinario ed inquietante allo stesso tempo ,avvenuto nel giorno della celebre festa in maschera che ogni anno onorava la Storia e la Tradizione di Tritium: “La Notte dell’Uomo Bruciato.”
(Secondo alcuni resoconti molto affidabili, questa celebrazione era conosciuta col nome di “Povero Piero” e ad essere bruciato non fu mai una persona in carne ed ossa, ma bensì un alto fantoccio dalle sembianze umane posto su una piccola zattera, trascinato sul fiume Adda ed arso da frecce infuocate scoccate da alcuni arcieri imbarcati su piccole gondole poste innanzi al “grande pupazzo”).
Per questo evento ,così centrale nella vita del Noto Sconosciuto, è doveroso proporre un passo della sua autobiografia perché per comprendere nel migliore dei modi l’atmosfera e le sensazioni implicate ,è molto più conveniente lasciare parlare il diretto interessato. Di seguito le parole che John Macklemore scrisse di suo pugno riguardo a ciò che lui stesso chiamò “l’Incontro Fatale”:
“Oggi, seduto sulla poltrona del mio studio, stavo meditando per l’ennesima volta a quanto mi è accaduto nella Notte dell’Uomo Bruciato di qualche anno addietro. “l’Incontro Fatale” (come a me piace giustamente chiamarlo) è stato uno dei momenti più importanti della mia esistenza perché ebbi ,forse, la conversazione più illuminante di sempre; nulla togliendo alle altre.
Decido soltanto ora, sulla soglia dei novantun anni di scrivere ciò, perché sento la Vita lasciare questa veste chiamata corpo di giorno in giorno ,e non voglio che questa esperienza venga completamente dimenticata.
Di quella giornata rammento molto poco: in mattinata andai col mio primogenito nella nuova casa della mia amata Mary ad innaffiare i ciclamini ed i bucaneve che contornano tutt’oggi il suo bell’epitaffio; il pomeriggio ,invece ,lo trascorsi in compagnia di qualche amico ,dei miei nipoti e dei miei figli.
Giunta la sera andammo in riva al fiume per mangiare del buon pesce e ad assistere al solito imperdibile spettacolo che si sarebbe svolto da lì a breve. Col senno di poi devo riconoscere che quella sera fu già impregnata di un’atmosfera piuttosto singolare e magica: data non solo dal fuoco delle frecce scoccate e dai molti colori proiettati sia sulla Centrale di Inaccat che sulle rovine dell’antico castello, monumenti che visti da una certa prospettiva sembravano appartenere ad un unico edificio, ma piuttosto dal numero e dalla luminosità delle stelle nel cielo: stranamente maggiore e più luminescente rispetto al solito.
Una volta che lo spettacolo volse alla sua conclusione, decisi di rimanere da solo su una delle panchine poste sulla riva del fiume, quella vicino alla fontana. Ricordo che amici e famigliari furono titubanti nel lasciare me ,un anziano da solo a notte fonda in riva al fiume; ma alla fine cedettero al mio volere perché mostrai ancora una buona dose di lucidità ed una testardaggine superiore alla loro. Dopodiché penso di essere stato assorto nei miei pensieri per lungo tempo, non ricordo quanto. Fui solo in compagnia della fredda foschia che il paesaggio offriva in quel periodo dell’anno ,senza che anima viva si mostrasse. Ma ad un certo punto, mentre ero ancora seduto sulla stessa panchina , voltai il mio sguardo alla mia destra per contemplare la caligine che contornava i monumenti del fiume ,e con mio grande sgomento intravidi tre sagome d’uomo camminare nella nebbia sul sentiero proveniente dalla Capitale: il cuore mi balzò in gola e sussultai quasi terrorizzato quando li vidi venire verso di me con un passo lento ma risoluto. Il mistero della loro immagine fu svelato una volta che me li trovai innanzi e la prima cosa che notai fu la stravaganza del loro abbigliamento, perché non sembravano costumi normali ma bensì abiti risalenti a tempi molto passati: in mezzo ci fu un uomo che indossava una lunga veste rossa ed un copricapo del medesimo colore, mentre nella mano sinistra teneva un grande libro; alla sua destra ci fu un altro uomo che portava una corona d’alloro al capo ,ed aveva addosso una toga risalente al tempo del Glorioso Impero; mentre l’ultimo, posto a sinistra, ebbe una lunga barba, uno sguardo enigmatico ed un vestito tutto nero.
Penso che ognuno di loro notò immediatamente l’ inquietudine di un uomo giunto quasi alla fine della propria esistenza .Perciò fui rassicurato con dolci e calibrate parole ,e mi tranquillizzai circa i loro intenti.
Erano persone serie che lasciavano trasparire dalle espressioni e dalle parole la lucidità di un elevato pensiero e forgiato da una Conoscenza superiore. Si trovavano sulla rive del fiume per via del volere ,così dissero, “dell’Autore del Gran Teatro del Mondo”.
Mi accorsi immediatamente che non furono persone comuni e sono quasi certo che tutti loro provenissero da epoche antiche; non so come provarlo, e per sempre mi sarà impossibile da dimostrare ,anche perché mai più li rividi.
Quello con la toga fu un Mantovano abitante della Città Eterna , quello vestito di rosso fu un Fiorentino residente nel dominio di Annevar (un’antica capitale del Belpaese) e l’ultimo, invece, fu un importante monaco proveniente dalle fredde terre dell’imperatore Ivan e del generale Inverno. A volte penso di aver sognato su quanto accaduto ed altre ancora di delirare ,ma poi ricordo tutte le cose che ci siamo dette riguardo alla potenza del Fato sul Destino; della Profezia sulla Manifestazione; della perfezione e dei segreti di ciò che il Fiorentino era solito definire “ Dell’Amor che move il Sol e le altre stelle”, e soprattutto ,di un tempo non molto lontano da questa epoca in cui un Grande Imperatore avrebbe dovuto affrontare il famigerato Spirito del Male.
A questo proposito mi fu affidato il compito (ancor oggi non ho ben capito perché accettai),di scrivere un’opera funzionale all’esaltazione ed alla diffusione di tre sigilli: quello del Regno (Consapevolezza e Comprensione),quello del Pensiero(conciliazione di ogni aspetto del Reale) e quello del Potere(Comprensione e Consapevolezza della Cultura del Cielo e della Terra).
Parlammo anche d’altre cose profonde ma ora non ne ricordo bene il dettaglio.
L’interesse e la profondità della conversazione probabilmente fu il motivo per il quale quasi non m’accorsi dello spuntar del rosso d’alba di quella fredda stagione ,segno che il tempo ,durante il piacevole e proficuo dialogo, passò molto velocemente; senza avere pietà neanche per aneddoti che anch’esso riguarda. Il nostro incontro terminò definitivamente incominciarono arrivare alcune persone a passeggio con i loro fedeli animali. Infatti i tre uomini si alzarono quasi simultaneamente e con molta gentilezza si congedarono ,sparendo pian piano nella stessa nebbia(anche se più rarefatta), dalla quale erano apparsi molte ore prima.
Di essi non conobbi mai il nome, anche perché nessuno di noi “trovò il tempo” per fare convenzionali presentazioni.
Questo è quanto per ora ricordo e da quel giorno a questa parte penso profondamente a come organizzare il documento che ho deciso di stilare; non passa ora, minuto e secondo in cui mi riprometto di buttare giù qualche idea ma tutto è vano: l’ispirazione si fa ancora attendere. Più avanti son sicuro che mi verrà ma l’attimo ideale ,ahimè ,non è questo.
Confido nel Fato e nell’aiuto che la mia dolce Mary-Anne mi conferisce dalla sua nuova dimora attraverso il suo costante ricordo.”
Come si può ben immaginare ,l’opera intesa nell’ultima parte è l’ELOGIO ALLA VITA e John riuscì a comporla qualche tempo dopo la stesura della pagina di autobiografia riportata. Egli scrisse anche delle poesie, per il quale divenne clamorosamente conosciuto nel Vecchio Continente, nelle Terre della Guadalupe(parte centrale e meridionale del continente conosciuto come “Nuovo Mondo” ed in alcune aree della terra degli Afri. Ma purtroppo questa fama l’assaporò per meno di un lustro perché alla veneranda età di novantasei anni John Macklemore si ricongiunse con la sua amata Mary-Anne; anch’egli venne a mancare per via della peste bianca e l’estremo saluto fu dato in presenza di familiari, amici di vecchia data ed intellettuali conosciuti da pochi anni ma coi quali aveva già incominciato a tessere buoni rapporti.
Oggigiorno egli è sepolto a Conc: un villaggio confinante con Tritium, patria dei Bruciadei (questo è il nome degli abitanti) e da tempi immemori conosciuto semplicemente per essere chiamato “La Capitale”.
Per puro Caso (posto che esso esista), questo villaggio e quello di Crespiun saranno il centro di potere del Grande Imperatore predetto dai tre uomini misteriosi nella “Notte dell’Uomo Bruciato”.
Giunti a questo punto è doveroso chiedersi se il grande uomo protagonista di questo resoconto ebbe mai intuito l’importanza degli scritti compilati e,soprattutto,dell’impatto che avrebbero avuto sulle menti più talentuose delle epoche postere. Ovviamente questi interrogativi rimarranno per sempre senza risposta ma quello che risulta affascinante di questa storia è che ancora oggi viene ricordato quasi con rispettoso affetto una persona della quale non si conoscerà mai la vera identità; e seppur ci siano state molte teorie interessanti riguardo le sue generalità , tutte quante risultano essere o troppo fantasiose oppure infondate.
A rendere le cose ancor più complicate c’è la sua lapide, posta nel cimitero di Conc ,accanto alla stele di un giovanissimo uomo passato a miglior vita nel fiore dei suoi anni, sempre affettuosamente ricordato dai Bruciadei, la sua gente.
Infatti la lapide di John Macklemore ,per suo esplicito volere, è priva del nome, del cognome e persino delle date di nascita e dipartita. Infatti, su di essa, è soltanto inciso un breve epitaffio che recita quanto segue:
DELLA VITA TRE SONO
LE COSE IMPORTANTI:
IL VIAGGIO,
IL SENSO DEL MISTERO
E L’AMBIZIONE ALLA GLORIA.
JM
